I rifiuti e il contrappasso

di Rosaria Capacchione

Il fuoco che trasforma in veleno gli scarti del benessere, l’acqua che incrementa la produzione di percolato cancerogeno, il vento che disperde nell’ aria per chilometri e chilometri particelle di diossina e fumi neri e maleodoranti. E’ Giugliano, il giorno dopo l’ennesimo rogo. E’ la Terra dei fuochi nella sua interezza. E’ quella che un tempo fu la Campania Felix e che oggi, in certi giorni sempre più numerosi e ravvicinati, assomiglia allo scenario della Gomorra biblica, spazzata via dalla dissolutezza della sua gente. Gomorra, appunto. Quella di Lot e della punizione divina, quella di Roberto Saviano e poi di Matteo Garrone, che per essere purificata e rinnovata aspetta che un’altra volta il contrappasso ristabilisca verità e giustizia. Nella proposta abbozzata lunedì mattina dal giudice Raffaele Cantone, durante il convegno che accompagnava il “ritorno” di Giancarlo Siani nella sua redazione di via Chiatamone, c’è tutto il senso di una riparazione anche simbolica, e non solo sostanziale, dei guasti provocati dalla camorra e da chi delle ecomafie ha fatto sistema: utilizzare per le bonifiche i soldi confiscati a quanti hanno pianificato la distruzione del territorio traendo da quello scempio ingentissimi guadagni.La proposta di Cantone è stata salutata da un coro di applausi non solo per la sua suggestione ma anche per la sua concretezza e fattibilità. Vediamo perché.

Nelle casse del Fug, il Fondo unico per la giustizia gestito da Equitalia Giustizia, tre mesi fa sono confluiti, in via definitiva, i 14 milioni di euro confiscati a Cipriano Chianese, avvocato di Parete che delle ecomafie è stato l’inventore e lo stratega per oltre vent’anni. Denaro contante, che nel 2006 – data del primo sequestro disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli – era depositato sui conti dell’uomo che ha gestito trasporto e smaltimento di immondizia casalinga e scorie industriali almeno dal 1988 e per l’intera durata dell’emergenza rifiuti in Campania del 2003. Sono una parte dei 32 milioni che in quegli anni pretese e ottenne per mettere a disposizione del Commissario straordinario i fossi delle cave X e Z, accanto alla Resit e alle discariche di Vassallo. Erano impianti chiusi, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza già anni prima, ma che riuscì a rimettere in funzione oliando i cardini delle porte giuste, soprattutto di quanti avrebbero dovuto controllare che quei siti fossero idonei e salubri. E sono una parte quasi marginale dello smisurato patrimonio immobiliare – centinaia di appartamenti di pregio e un albergo che si affaccia sulle mura ciclopiche di Formia – che pure è entrato nel provvedimento di confisca. Quei 14 milioni di euro rappresentano il quaranta per cento della somma (36 milioni) attualmente destinati al commissario per le bonifiche, Mario De Biasio, per la caratterizzazione e la messa in sicurezza dei 200 ettari di territorio inquinato o contaminato dalle discariche nell’area a nord di Napoli: Tor tre ponti, Pozzo bianco, area Resit, cava Giuliani, cave X e Z, San Giuseppiello, Masseria del Pozzo, Scafarea. La sola messa in sicurezza di Resit, che pure apparteneva a Cipriano Chianese, costerà nove milioni.

I soldi confiscati all’avvocato di Parete sarebbero manna dal cielo. Ma attualmente non è possibile disporne. Equitalia Giustizia destina, infatti, i fondi del Fug a indefinite spese giudiziarie, distribuendole sul territorio nazionale secondo criteri che inutilmente presidenti di Tribunali e capi delle Procure hanno cercato di comprendere. Affinché possano essere utilizzati per finalità diverse è necessaria una modifica normativa, possibilmente velocissima (non oltre l’approvazione della legge di stabilità), possibilmente a opera del Governo, che di questo sarà interessato nelle prossime ore,  perché questa sì che ha inequivocabile carattere di urgenza. Una decisione che restituirebbe alla legge sulle confische dei beni mafiosi il suo spirito originario e più autentico, con il ristoro tangibile ed efficace alle popolazioni di quei territori che dalle attività criminali degli ecomafiosi è stato gravemente e irrimediabilmente danneggiato.

(Articolo da Il Mattino del 25 settembre 2013)

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3 thoughts on “I rifiuti e il contrappasso

  1. Carissima Senatrice,
    in un’intervista durante il corteo tenutosi a Casal di Principe contro il biocidio e i rifiuti tossici, lei ha dichiarato di essere arrivata carica di speranze, ma di averle perse non appena ha letto i cartelloni che si ponevano alla testa del corteo. Ciò che più mi fa rabbia è notare quanto lei parti prevenuta; la parola CAMORRA c’era, c’era sui cartelloni, c’era stampata sulle maglie e c’era pronunciata nelle parole dei cittadini durante le interviste. Non le chiedo di condividere il nostro pensiero, ma le chiedo quantomeno di essere REALISTA! http://static.fanpage.it/socialmediafanpage/wp-content/uploads/2013/09/66809_10202024756691106_1647965001_n-300×225.jpg

    Cordiali saluti.

    • Cara Francesca, io non sono affatto prevenuta. Un po’ delusa, invece, sì. Prima di raggiungere la piazza del Mercato sono rimasta nel piazzale del campo sportivo di Casale, e poi in coda al corteo, per oltre un’ora. Defilata, perché avevo molto poco da mettere in mostra. Prima ho girato tra la gente, ho letto gli striscioni, ho chiesto conto a qualcuno del perché nessuno avesse scritto la parola camorra, pur condannando i “generici” responsabili dello scempio ambientale. Ho visto arrivare i ragazzi della fondazione Polis con le magliette sulle spalle, ben visibile la scritta “La camorra non vale niente”; gli stessi ragazzi poi avvicinati da alcuni, che si sono qualificati come organizzatori della manifestazione, che hanno imposto di togliere le magliette perché s’intravedeva il logo della Regione. Fatto che non accaduto in mia presenza ma che mi è stato segnalato dopo, su Fb, e che ho verificato essere vero. La parola camorra è comparsa in qualche piccolo cartello di alcuni manifestanti che hanno raggiunto il corteo poco dopo, ma che non erano in prima fila. Mi è stato risposto che la politica è più colpevole della camorra, che quello era un corteo contro l’inquinamento e non contro la camorra, che io sono una professionista dell’antimafia che vuole far carriera su non so bene cosa, visto che la mia carriera professionale, iniziata quasi 34 anni fa, è stata fatta sulla cronaca degli orrori che hanno infestato e ancora infestano la mia terra. A chi si è mostrato un po’ più dialogante ho risposto che non pretendevo nulla di particolare, ma che tanti morti innocenti meritavano un po’ di coraggio. Ribadisco anche che in quel corteo ho visto anche alcune facce di persone che lì non dovevano essere per aver contribuito, direttamente e guadagnandoci, ad avvelenare terreni, pozzi, cave. Mi sono ricongiunta al corteo in piazza del Mercato, e ho visto gente stanca e commossa ma non so quanto consapevole. Spero che sia l’inizio di una nuova era, ma non sono affatto sicura che sarà così. E per una volta, vorrei davvero essere smentita

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