Il nazismo è qui tra noi

di Rosaria Capacchione*

Scriveva Primo Levi ne «L’asimmetria e la vita» che «Auschwitz e` fuori di noi, ma e` intorno a noi, e` nell’aria. La peste si e` spenta, ma l’infezione serpeggia», indicando i sintomi della malattia nel disconoscimento della solidarieta` umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorita`, e principalmente, alla radice di tutto, una marea «di vilta`, una vilta` abissale, in maschera di virtu` guerriera, di amor patrio e di fedelta` a un’idea».

Levi avrebbe trovato nelle cronache di queste ultime settimane la drammatica e amara conferma ai suoi convincimenti. Il testamento di Priebke, videoregistrato e diffuso dopo la sua morte; i disordini seguiti ai suoi funerali ad Albano alla vigilia del settantesimo anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma; e prima ancora l’esibizione pubblica di svastiche, la pianificazione di stupri, la distruzione di negozi alla maniera della Notte dei cristalli da parte di formazioni neonaziste che, sia pur in posizione minoritaria, stanno occupando posizioni nella platea rappresentativa italiana; ci dicono, questi fatti, che il pericolo non e` ancora passato e che teorie razziste e xenofobe, stanno conquistando dignita` di pensiero e programma politico: oggi, anche qui, e non soltanto nella Grecia di «Alba Dorata». Con il negazionismo del genocidio degli ebrei, spacciato per ordinario processo di revisione storica utile e necessario alla rivalutazione del nazismo e dell’operato di Hitler.

E` su questo presupposto, e non soltanto per onorare la memoria di quanti, per queste ragioni, si sono visti privare della dignita` e della vita, che uno dei primi atti di questa legislatura e` stato la riproposizione del disegno di legge che introduce il reato di negazionismo dei genocidi. A questo scopo, similmente a quanto hanno fatto molti altri Stati europei sin dal 1945, si era proposta l’introduzione, attraverso una modifica del- l’articolo 3, comma 1, della legge n. 654 del 1975, con la quale si ratifi- cava e si dava esecuzione alla Convenzione internazionale sull’elimina- zione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966, del reato di negazionismo, cioe` del divieto di porre in essere attivita` di apologia, negazione o minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanita` e dei crimini di guerra, ovvero di propaganda di superiorita` o odio razziale o incitamento a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Lo stesso testo, in sostanza, discusso nella XVI legislatura.

Alcune e significative disparita` di vedute circa la redazione del testo normativo condussero, in quella circostanza, prima alla remissione all’Aula e poi alla interruzione dell’esame quando erano gia` stati presentati gli emendamenti, per via dello scioglimento delle Camere.

Una sorte parzialmente analoga si e` registrata nel corso di questo inizio di legislatura, dal momento che il disegno di legge, da principio approvato in sede referente il 15 ottobre, e` stato in un primo tempo riassegnato in sede legislativa per poi essere nuovamente rimesso all’esame dell’Assemblea. I lavori preparatori hanno evidenziato perplessita` e criticita` ri spetto a quello che viene indicato come un reato di opinione e che potrebbe limitare gli ambiti della ricerca storica o anche della libera espressione di un pensiero, sia pur odioso e repellente. Dibattito di cui la Commissione giustizia ha tenuto conto, intervenendo radicalmente sul testo originario pur conservandone integri lo spirito e le finalita`.

Il testo che oggi viene portato all’attenzione dell’Assemblea introduce, infatti, modifiche all’articolo 414 del codice penale in materia di negazione di crimini di genocidio, crimini contro l’umanita` e crimini di guerra, nonche ́ di apologia di crimini di genocidio e crimini di guerra.

L’impianto del citato articolo 414 viene modificato mediante l’inserimento di uno specifico comma che incrimina la condotta di chi nega l’esistenza di tali crimini. Inoltre, viene prevista una circostanza aggravante che determina l’aumento della pena della meta` per chi compie istigazione o apologia dei crimini di genocidio o contro l’umanita`.

L’originaria disciplina recata dal disegno di legge n. 54 era alquanto differente, dal momento che faceva espresso richiamo alla definizione dei predetti reati prevista dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte pe- nale internazionale.

La Commissione ha invece ritenuto di approvare un emendamento in- teramente sostitutivo dell’unico articolo di cui e` costituito il disegno di legge e cio` per l’esigenza di meglio inserire nel tessuto del codice penale questa rilevante novita`, guardando comunque alla salvaguardia della liberta` di ricerca storica.

Utili indicazioni al dibattito d’Aula pervengono, peraltro, dai pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva. La Commissione affari esteri, per esempio, ha evidenziato l’opportunita` di evitare il ricorso a pre- supposti limitativi dell’applicazione della legge che facessero espresso ri- chiamo a singoli eventi storici; questi, se esplicitamente citati, potrebbero portare all’esclusione di altri accadimenti dallo spazio applicativo delle nuove norme penali. Del pari, il medesimo parere della 3a Commissione si sofferma sul delicato tema delle condotte volte a minimizzare i crimini di genocidio, di guerra e contro l’umanita`. Di questi rilievi mi pare si debba tener conto per valutare la portata che queste norme potranno avere per il contrasto alla preoccupante diffusione del razzismo e dell’antisemi- tismo, nonche ́ contro la negazione di fatti storici ampiamente documentati.

Ma non si puo` non citare nuovamente la dimensione ben piu` ampia che investe queste tematiche, cioe` quella dei limiti alla liberta` di espressione tutelata dall’articolo 21 della Costituzione e ai rischi sempre connaturati in ogni tentativo di delineare fattispecie di reati d’opinione. Tali posizioni contrapposte sono ben riassunte, volendo rimanere in ambito letterario e filosofico, da Jean Paul Sartre e dal collettivo di scrittori Wu Ming: se il primo sosteneva che la liberta` di espressione non poteva essere utilizzata come strumento per argomentare l’odio contro le minoranze e la negazione della Shoah, l’altro ha recentemente criticato la legge Mancino in quanto ha conferito un’aura di martirio ai gruppi neonazisti, rilevando che la sanzione dovesse essere invece di carattere esclusivamente culturale.

Lo svolgimento dell’esame nell’alternanza tra la sede deliberante e quella referente non ha comunque precluso la possibilita` di ascoltare opinioni disparate e punti di vista che, in una materia delicata come questa, non possono che essere articolati e talvolta anche divergenti.

Alla luce di questi rilievi auspico che il passaggio in Assemblea possa consentire un dibattito ancora piu` ricco che, eventualmente, potra` condensarsi anche nell’approvazione di utili proposte emendative riferite al testo, tenendo comunque presente il monito di Albert Camus, il quale diceva che «il bacillo della peste non muore ne ́ scompare mai» e che per questo un topo morto non e` solo un topo morto ma il sintomo della malattia, il segnale dell’epidemia che cova e che puo` riesplodere all’improvviso, ancora piu` virulenta e mortale.

*Legge sul negazionismo, relazione al Senato

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