Pitești, Romania: benvenuti alla fiera dell’Est dei Casalesi

Rosaria Capacchione*

Anno 2002. Il clan dei Casalesi è controllato dal solito quadrumvirato – Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti in carcere, Michele Zagaria e Antonio Iovine latitanti da sette anni – e sta per abbandonare la veste classica del monolite per diventare un cartello di famiglie mafiose. Il processo Spartacus non è ancora concluso, gli ergastoli sono di là da venire, dietro la porta la possibilità di una scarcerazione fortunosa (come per poco non accade tra quel dicembre e il marzo del 2003 a Schiavone). Una traccia porta i carabinieri a Casapesenna, alla casa dei coniugi Vincenzo Inquieto e Maria Rosaria Massa, lui idraulico senza risorse, lei maestra di danza. La perquisizione si rivela infruttuosa.

Anno 2004. Il 13 gennaio i carabinieri controllano l’abitazione di un fratello di Vincenzo, Nicola, a San Cipriano d’Aversa. Trovano il padrone di casa, la moglie rumena (la prima, Simona Ileana) e Carmine Zagaria. Nicola Inquieto e il fratello del boss avevano cercato di evitare gli investigatori scappando attraverso una botola. Che aveva ospitato, in tempi precedenti, un latitante di cui vengono trovate alcune tracce. Stesso anno, la cattura di Antonio Iovine sembra cosa quasi fatta (passeranno, invece, altri sei anni prima di consegnarlo al carcere). La Procura antimafia di Napoli sta iniziando a ricostruire la rete di parentele, di rapporti, di amici e di fiancheggiatori. Un’indagine che, quattro anni dopo, porterà all’arresto di tutta la galassia del “Ninno bello” di San Cipriano, che dieci anni dopo inizierà a collaborare con la giustizia. Nell’agro aversano dilaniato dagli omicidi le voci rimbalzano nell’etere e nelle auto imbottite di microspie. Due uomini ridacchiano, parlano (in codice) delle donne che aiutano i latitanti. E accennano a “quella della Clio”, Maria Rosaria Massa.

Due cose appartengono a quel tempo: la prima emergenza rifiuti in Campania e la nascita dell’impero economico di Michele Zagaria in Romania. Della genesi della prima sappiamo molto ma non ancora tutto. Dell’altra abbiamo letto nelle carte dell’inchiesta della Dia di Napoli che, qualche giorno fa, ha portato all’arresto di Nicola Inquieto e di un altro fratello Giuseppe. Molto era reperibile anche su Facebook – dove è stato possibile seguire in presa diretta la fine del secondo matrimonio, la nascita del nuovo amore con la bellissima venticinquenne Ioana Petrescu, l’ingresso nella casa sfarzosissima, il matrimonio, l’arrivo (un anno fa) della figlia – e su fonti aperte della rete. Per esempio, sul sito istituzionale della Italy Constructii, la società capofila dell’impero costruito a Pitești dall’ex venditore di Cd taroccati, Nicola Inquieto, è pubblicato per scopi pubblicitari il bilancio della società con l’andamento dei profitti e delle perdite.

Il grafico mostra una situazione incerta fino al 2009, un balzo notevole tra il 2010 e il 2011, la caduta verticale e poi, di recente, la nuova ripresa. Michele Zagaria viene arrestato a dicembre del 2011, il fratello Carmine viene scarcerato a marzo del 2017. La ricchezza apparente di Nicola Inquieto, testa di legno di Michele Zagaria, è fatta di mattoni, terreni e piscine, oltre che di due società immobiliari: la già citata Italy Constructii e la gemella Daniela Constructii. Daniela Inquieto è la nipote di Nicola, la ragazzina che chiamava “zio” il boss latitante e sua prediletta.

La IC e la DC posseggono 15 fabbricati, 151 terreni, 57 appartamenti, 16 garage, 2 aree di parcheggio, 5 spazi commerciali, un deposito. In pratica, l’intero quartiere di New Gavana, la periferia residenziale di Pitești dove Nicola Inquieto e la moglie Ioana avevano aperto tre mesi fa un lussuosissimo centro benessere, il Vitality . Ma la ricchezza di Michele Zagaria non è (non è solo) quella visibile nei filmati. Il suo tesoro, gelosamente protetto, è la rete di contatti altissimi che gli hanno garantito per sedici anni una comoda latitanza e la costruzione di una ricchezza smisurata. Riguardiamo le date indicate in apertura: 2002, 2004 e, poi ancora, 2010 e 2011, quando il capoclan viene individuato e la sua staffetta seguita. La cattura salta, esattamente come saltò quella di Bernardo Provenzano. La traccia era sempre la stessa, una costante (e questa è la prima inspiegabile anomalia) la presenza nella sua vita della famiglia Inquieto. Va a vuoto anche nel novembre del 2010, tre giorni dopo l’arresto di Antonio Iovine: ad Aversa, in piazza Magenta, la Squadra Mobile di Napoli smantella l’outlet gestito da un altro fratello Inquieto, Giuseppe, pure arrestato la settimana scorsa. Michele Zagaria non viene trovato anche se più di uno tra i curiosi che assistevano alle operazioni di scavo si disse sicuro di averlo visto andare via, confondendosi tra la folla. I danni provocati dagli scavi vengono risarciti dallo Stato.
E questa è un’altra stranezza.

Tempo dopo, Maria Rosaria Massa parlando con la figlia Daniela, le rivela il suo sospetto che, l’anno successivo, sia stato proprio Giuseppe a consegnare il boss alla polizia. Dicevamo della perquisizione nel 2002, poi di quella del 2004, i collaboratori di giustizia parlano della seconda. L’altra è affidata alla memoria degli investigatori che la eseguirono e che cercarono invano il bunker sotterraneo, in vico Mascagni, che probabilmente però a quell’epoca ancora non era stato costruito.

“Il loro rapporto – racconta Antonio Iovine – risale addirittura al 1997-1998 data dalla quale Michele Zagaria ha usufruito dell’appoggio della famiglia Inquieto. Infatti si è anche servito del fratello Nicola, acquistando a suo nome una casa a San Cipriano, dove poi fu rinvenuto il fratello di Zagaria, Carmine, e dove fu scoperto un nascondiglio. Dopo il rinvenimento, per allentare la tensione delle forze dell’ordine, Zagaria Michele allontanò Inquieto Nicola mandandolo in Romania così affidandosi nuovamente al fratello Inquieto Vincenzo”. Confermano Massimiliano Caterino, Attilio Pellegrino, Generoso Restina (che parla anche di un incontro tra Michele Zagaria e il senatore Luigi Cesaro), Michele Barone. Perché, dunque, il prudentissimo Michele Zagaria ha continuato a fidarsi di persone “bruciate”? E perché quelle tracce sono state seguite solo saltuariamente?

Nicola Inquieto a Pitești, la città dei tulipani gemellata a Caserta dal 1972 e ormai piccola colonia italiana. Il fratello Vincenzo a Casapesenna, nel ruolo di semplice vivandiere. In Romania vanno i soldi incassati in Italia, ma incassati da quale affare? Certamente il traffico di rifiuti e lo smaltimento, durante le due emergenza campane; attività “protetta” da uomini degli apparati di sicurezza interessati a risolvere il problema anche a costo di trattare con la camorra e garantire la libertà a chi poteva fornire mezzi e terreni, garantendo la pace sociale e smorzando le proteste di chi non voleva i veleni napoletani nelle sue campagne. A qualcuno, a quel tempo (tra il 2003 e il 2010) sarà sembrato un prezzo congruo. E poi ci sono i centri commerciali: il Jambo, sequestrato a Trentola Ducenta un paio di anni fa, ma non solo il Jambo.

Un investimento, pare di capire dai messaggi in codice mandati da Michele Zagaria ad Antonio Iovine il 10 febbraio scorso, e annotati da un agente della polizia penitenziaria, che i due avrebbero avviato insieme prima che la loro latitanza si concludesse. Potrebbe essere questo il riferimento al “bar di Antonio che lavora molto ed è sempre pieno di clienti che vengono appositamente da Caserta tutte le mattine” contenuto nella lettera misteriosa e mai decifrata inviata a Michele Zagaria ad aprile del 2012. Una rassicurazione sul buon andamento degli affari comuni. Ma questo è un altro capitolo della storia.

*pubblicato su Fanpage.it del 19 aprile 2018

continua su: https://napoli.fanpage.it/pitesti-romania-benvenuti-alla-fiera-dell-est-dei-casalesi/
http://napoli.fanpage.it/

 

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