Interrogazione su Irisbus. In Italia serve un Piano nazionale dei trasporti pubblici

In Italia circolano circa 19 mila autobus per il servizio urbano e circa 27.113 autobus in ambito extraurbano, l’età media del parco autobus circolante è di 11,19 anni per l’urbano e 11,95 anni per l’extraurbano, contro la media europea di 7 anni. L’obsolescenza del parco autobus, oltre ad abbassare la qualità del servizio ed innalzare i costi per la manutenzione, ha un grave impatto ambientale, visto che gli autobus vecchi inquinano circa quattro volte di più rispetto ai nuovi. La produzione di nuovi autobus in Italia è crollata verticalmente, passando dai 2.206 del 2001 alle 489 unità del 2012; un panorama aggravato dalla chiusura di uno degli stabilimenti dell’IVECO, l’IRISBUS.

Con la senatrice Silvana Amati (prima firmataria), ed altri colleghi, abbiamo presentato un’interrogazione per sapere se il Governo non ritenga di presentare – confrontandosi con le parti sociali- un Piano nazionale dei trasporti pubblici e privati; nonché di garantire investimenti sui prodotti innovativi ed ecosostenibili; di promuovere e incentivare infine l’utilizzo dei contratti di solidarietà e della riduzione degli orari di lavoro per incrementare l’occupazione.

Bonifiche, amministrazione trasparente, nuove leggi sugli appalti e sulla corruzione, roghi tossici: le tematiche affrontate da Rosaria Capacchione in campagna elettorale

Bonifiche, amministrazione trasparente, nuove leggi sugli appalti e sulla corruzione, roghi tossici. Questi gli argomenti principali che hanno caratterizzato la campagna elettorale della giornalista Rosaria Capacchione, candidata al Senato del Partito Democratico. “Messa a sistema”: una parola d’ordine portata in tutti i suoi incontri nelle varie province della Campania. Partendo dall’adesione alla proposta della Cgil per il riutilizzo delle aziende confiscate alle mafie dove si è impegnata a portare nel prossimo Parlamento questa proposta di legge per “far sì che il riutilizzo crei e produca lavoro”. Tutto questo può avvenire attraverso un riordino dell’agenzia per i beni confiscati, secondo la giornalista, ipotizzando anche una modifica dell’articolo 41 della Costituzione introducendo, lì dove parla della promozione di attività economiche e sociali, un piccolo principio: ‘Lo Stato si impegna a promuovere attività di volontariato e produttive su beni sequestrati e confiscati’. Consapevole dei danni creati dai clan sul territorio, la capolista al Senato, ha posto come primo obiettivo la questione delle bonifiche. Una serie di interventi mirati, “un sistema virtuoso”, così come lo ha definito la Capacchione, partendo dai terreni mediamente compromessi a quelli gravemente compromessi. Restituire ai terreni la loro vocazione agroalimentare e turistica. Dove non è possibile, invece, si deve evitare in ogni modo che vengano nuovamente utilizzati per gli sversamenti illeciti. Ma la giornalista ha lanciato un allarme: “La camorra sta mettendo le mani su importanti brevetti detenuti da imprese del Nord specializzate nelle bonifiche”. Come frenare, dunque, le imprese mafiose? “Sono necessarie due cose: il rigoroso controllo sulle società e la creazione di una white list, già esistente, tra l’altro” ha spiegato la candidata durante la conferenza stampa di presentazione del “Nuovo modello Caserta per un’antimafia concreta”, insieme a Camilla Sgambato, candidata alla Camera. Un pacchetto di norme per un’antimafia concreta contenute in un documento di facile attuabilità, ma che possono andare nella direzione di un circuito virtuoso per la ripresa dell’economia del territorio. Altra problematica a cuore della capolista al Senato è stata la riorganizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, ovvero l’introduzione del decreto legislativo n.155 del 7/9/12 che ha considerato il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere sub-provinciale e, quindi, in astratto sopprimibile. A tal proposito, la Capacchione, insieme alla Sgambato e a Stefano Graziano, si sono impegnati, nei confronti del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati sammaritani, ad intraprendere, una volta in Parlamento, tutte le necessarie iniziative finalizzate ad emanare una modifica del decreto.

Rifiuti e veleni, il piano di Capacchione per rilanciare il territorio

“Se il mio ruolo fosse ancora oggi quello della giornalista che denuncia, mi sarei occupata senza dubbio del perché l’amministratore giudiziario non vuole concedere l’area Resit al sindaco di Parete. Ma nei miei impegni futuri c’è senz’altro anche questa priorità, ovvero la gestione nei rapporti tra la pubblica amministrazione e quello che è un patrimonio enorme nelle mani dello Stato e inutilizzato”. Ha commentato così la candidata al Senato del Pd, Rosaria Capacchione, la riflessione fatta dal sindaco di Parete, Raffaele Vitale, che, durante una pubblica assemblea, svoltasi sabato mattina nella cittadina aversana, sul tema bonifiche e riqualificazione del territorio, ha posto il problema dell’area Resit, sotto sequestro, destinata ad isola ecologica, ma finita nei meandri giudiziari e abbandonata a se stessa. All’incontro erano presenti l’onorevole Stefano Graziano, Francesco Pascale di Legambiente e la coordinatrice del “Comitato Fuochi” delle provincie di Napoli e Caserta, Novella Vitale, la quale ha sottoposto alla candidata un documento di intenti sul dramma del biocidio nella cosiddetta “terra dei veleni”. Nel sottoscrivere il documento, la giornalista anticamorra si è impegnata, attraverso apposite interpellanze, a portare in Parlamento la questione per un’azione legislativa ed esecutiva. Un dramma comunque già affrontato, per la prima volta in sede istituzionale, dal Pd, come ha sottolineato l’onorevole Graziano, citando la relazione, di circa 600 pagine, approvata dalla Commissione d’inchiesta, sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Campania. Dallo studio si evince che nella regione l’inquinamento ha prodotto “danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future”. Ed è proprio per salvaguardare le generazioni future che la capolista del Pd al Senato ha già in mente alcune idee. “Innanzitutto occorre riordinare l’agenzia per i beni confiscati, – dice la Capacchione – ed estromettere la gestione Equitalia del Fondo Unico Giustizia, rendendolo più agevole e funzionale. Addirittura ipotizzo una modifica dell’articolo 41 della Costituzione, introducendo, lì dove parla della promozione di attività economiche e sociali, un piccolo principio: ‘Lo stato si impegna a promuovere attività di volontariato e produttive su beni sequestrati e confiscati’”. Consapevole che i clan abbiano distrutto, in modo forse irrimediabile, una parte del territorio, per la Capacchione si può comunque ripartire dal rimediabile. A tal proposito, lancia una stoccata al candidato dell’Udc, Gianpiero Zinzi, “che – dice la giornalista – ha scoperto l’acqua calda quando dice che dobbiamo coltivare prodotti No Food su terreni non bonificabili”. “Credo, invece – continua la candidata democratica – che su qui terreni possiamo costruire qualcosa per impedire che vengano riutilizzati per sversamenti illeciti”. Mentre per i terreni bonificabili, la Capacchione propone “una serie di interventi mirati, affidati a piccole agenzie territoriali, come parrocchie, comuni e associazioni, in accordo con i consorzi che gestiscono alcune tipologie di rifiuti, per ripulire le numerose piccole aree inquinate”. Altre aree, poi, potrebbero essere ripristinate “per restituire al territorio la sua vocazione agroalimentare e turistica”. Per quanto riguarda le aree gravemente inquinate “c’è bisogno – sottolinea la capolista del Pd – di un intervento pesante del Governo attraverso contributi statali e fondi europei”. Ma la Capacchione avverte: “Attenti a non far mettere la mani su quei soldi a chi ha creato questo disastro, attraverso una rigorosa verifica antimafia nei confronti delle ditte che dovranno operare”. Bisogna creare, dunque, conclude la candidata, “un sistema virtuoso”. Immagine