Nicola Inquieto scarcerato, Pitești in festa

Rosaria Capacchione*

Libero, almeno fino a quando non sarà discussa la causa di estradizione. Ma libero. Solo due settimane di carcere per Nicola Inquieto, l’uomo mandato in Romania dal capo dei Casalesi, Michele Zagaria, e che a Pitești ha costruito un impero fatto di mattoni, piscine, impianti sportivi: in pratica, tutta la zona residenziale della città, una sorta di new Casapesenna fatta di cristalli e calcestruzzo. È tornato a casa, nella villa su tre piani che divide con la giovane moglie Ioana Petrescu e la figlioletta, nella serata di ieri. Ed è stata festa grande, come ancora si usa in Italia, nei quartieri di mafia e camorra, quando viene scarcerato un pezzo da Novanta. Una decisione a sorpresa, quella dell’Alta Corte di giustizia rumena, rimbalzata in Italia in mattinata. Inaspettata per la Dia e anche per la polizia rumena, che al momento si è vista confermare solo il sequestro preventivo dei beni di Inquieto (la stima è di 12 milioni di euro per i soli fabbricati), sempre in attesa del giudizio definitivo.

Nicola Inquieto era stato,arrestato il 12 aprile con l’accusa di associazione camorristica (il fratello Giuseppe, con la stessa imputazione, è detenuto in Italia) e ritenuto il prestanome di Zagaria, era in custodia preventiva sulla base di un mandato di cattura europeo. Titolo cautelare valido solo trenta giorni, in attesa dell’estradizione. La cui udienza è stata rinviata a una data non ancora stabilita. L’Alta Corte di Cassazione e di Giustizia ha esaminato ieri il ricorso presentato dai difensori di Inquieto e deciso la sua liberazione fino “alla risoluzione definitiva delle cause che hanno giustificato il rinvio del mandato di estradizione”. Ha comunque deciso di confermare “le altre disposizioni del provvedimento impugnato”. Spese legali a carico dello Stato, compreso l’onorario del difensore d’ufficio (60 dollari).

S’immagina, ora, una lunga e complicata battaglia legale nella quale si fronteggeranno le disposizioni antimafia vigenti in Italia e il diritto penale rumeno, che non prevede la sovrapposizione totale tra il 416 bis e l’associazione a delinquere prevista in quell’ordinamento. Problemi in vista anche per i sequestri. Nel caso in cui il tesoro di Inquieto dovesse passare alla Romania, non sarebbe infatti difficile per Inquieto (o per qualcuno in sua vece), tornarne in possesso. Il sequestro, infatti, in quel Paese è solo una custodia temporanea finalizzata alla vendita. Lo Stato incassa i soldi ma i beni vengono immediatamente venduti senza particolari cautele. Il rischio che le ricchezze rumene del clan siano state blindate è, dunque, altissimo.

Ma la vicenda processuale di Nicola Inquieto si incrocia, ora, con quella del fratello Giuseppe e con i retroscena mai chiariti della cattura di Michele Zagaria, arrestato il 7 dicembre 2011 in casa di un altro fratello, Vincenzo. Un filone d’indagine che la Dda di Napoli non ha mai chiuso e, in queste settimane, tornato in primo piano. Spunti investigativi ritenuti molto interessanti sono contenuti, infatti, in altri processi in corso: quello per il reimpiego di capitali nel centro commerciale Jambo, a Trentola Ducenta; quello per i lavori in somma urgenza appaltati dalla Regione Campania per la manutenzione delle condotte idriche; quello per il giro di soldi gestito da un cugino del boss, Francesco Zagaria, attraverso una bisca clandestina, un caseificio e un paio di imprese edili. Affari a metà con la famiglia di Francesco Schiavone-Sandokan, almeno fino all’arresto di uno dei figli, Carmine, a gennaio del 2013.

*pubblicato su fanpage.it il 27 aprile 2018

 

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Pitești, Romania: benvenuti alla fiera dell’Est dei Casalesi

Rosaria Capacchione*

Anno 2002. Il clan dei Casalesi è controllato dal solito quadrumvirato – Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti in carcere, Michele Zagaria e Antonio Iovine latitanti da sette anni – e sta per abbandonare la veste classica del monolite per diventare un cartello di famiglie mafiose. Il processo Spartacus non è ancora concluso, gli ergastoli sono di là da venire, dietro la porta la possibilità di una scarcerazione fortunosa (come per poco non accade tra quel dicembre e il marzo del 2003 a Schiavone). Una traccia porta i carabinieri a Casapesenna, alla casa dei coniugi Vincenzo Inquieto e Maria Rosaria Massa, lui idraulico senza risorse, lei maestra di danza. La perquisizione si rivela infruttuosa.

Anno 2004. Il 13 gennaio i carabinieri controllano l’abitazione di un fratello di Vincenzo, Nicola, a San Cipriano d’Aversa. Trovano il padrone di casa, la moglie rumena (la prima, Simona Ileana) e Carmine Zagaria. Nicola Inquieto e il fratello del boss avevano cercato di evitare gli investigatori scappando attraverso una botola. Che aveva ospitato, in tempi precedenti, un latitante di cui vengono trovate alcune tracce. Stesso anno, la cattura di Antonio Iovine sembra cosa quasi fatta (passeranno, invece, altri sei anni prima di consegnarlo al carcere). La Procura antimafia di Napoli sta iniziando a ricostruire la rete di parentele, di rapporti, di amici e di fiancheggiatori. Un’indagine che, quattro anni dopo, porterà all’arresto di tutta la galassia del “Ninno bello” di San Cipriano, che dieci anni dopo inizierà a collaborare con la giustizia. Nell’agro aversano dilaniato dagli omicidi le voci rimbalzano nell’etere e nelle auto imbottite di microspie. Due uomini ridacchiano, parlano (in codice) delle donne che aiutano i latitanti. E accennano a “quella della Clio”, Maria Rosaria Massa.

Due cose appartengono a quel tempo: la prima emergenza rifiuti in Campania e la nascita dell’impero economico di Michele Zagaria in Romania. Della genesi della prima sappiamo molto ma non ancora tutto. Dell’altra abbiamo letto nelle carte dell’inchiesta della Dia di Napoli che, qualche giorno fa, ha portato all’arresto di Nicola Inquieto e di un altro fratello Giuseppe. Molto era reperibile anche su Facebook – dove è stato possibile seguire in presa diretta la fine del secondo matrimonio, la nascita del nuovo amore con la bellissima venticinquenne Ioana Petrescu, l’ingresso nella casa sfarzosissima, il matrimonio, l’arrivo (un anno fa) della figlia – e su fonti aperte della rete. Per esempio, sul sito istituzionale della Italy Constructii, la società capofila dell’impero costruito a Pitești dall’ex venditore di Cd taroccati, Nicola Inquieto, è pubblicato per scopi pubblicitari il bilancio della società con l’andamento dei profitti e delle perdite.

Il grafico mostra una situazione incerta fino al 2009, un balzo notevole tra il 2010 e il 2011, la caduta verticale e poi, di recente, la nuova ripresa. Michele Zagaria viene arrestato a dicembre del 2011, il fratello Carmine viene scarcerato a marzo del 2017. La ricchezza apparente di Nicola Inquieto, testa di legno di Michele Zagaria, è fatta di mattoni, terreni e piscine, oltre che di due società immobiliari: la già citata Italy Constructii e la gemella Daniela Constructii. Daniela Inquieto è la nipote di Nicola, la ragazzina che chiamava “zio” il boss latitante e sua prediletta.

La IC e la DC posseggono 15 fabbricati, 151 terreni, 57 appartamenti, 16 garage, 2 aree di parcheggio, 5 spazi commerciali, un deposito. In pratica, l’intero quartiere di New Gavana, la periferia residenziale di Pitești dove Nicola Inquieto e la moglie Ioana avevano aperto tre mesi fa un lussuosissimo centro benessere, il Vitality . Ma la ricchezza di Michele Zagaria non è (non è solo) quella visibile nei filmati. Il suo tesoro, gelosamente protetto, è la rete di contatti altissimi che gli hanno garantito per sedici anni una comoda latitanza e la costruzione di una ricchezza smisurata. Riguardiamo le date indicate in apertura: 2002, 2004 e, poi ancora, 2010 e 2011, quando il capoclan viene individuato e la sua staffetta seguita. La cattura salta, esattamente come saltò quella di Bernardo Provenzano. La traccia era sempre la stessa, una costante (e questa è la prima inspiegabile anomalia) la presenza nella sua vita della famiglia Inquieto. Va a vuoto anche nel novembre del 2010, tre giorni dopo l’arresto di Antonio Iovine: ad Aversa, in piazza Magenta, la Squadra Mobile di Napoli smantella l’outlet gestito da un altro fratello Inquieto, Giuseppe, pure arrestato la settimana scorsa. Michele Zagaria non viene trovato anche se più di uno tra i curiosi che assistevano alle operazioni di scavo si disse sicuro di averlo visto andare via, confondendosi tra la folla. I danni provocati dagli scavi vengono risarciti dallo Stato.
E questa è un’altra stranezza.

Tempo dopo, Maria Rosaria Massa parlando con la figlia Daniela, le rivela il suo sospetto che, l’anno successivo, sia stato proprio Giuseppe a consegnare il boss alla polizia. Dicevamo della perquisizione nel 2002, poi di quella del 2004, i collaboratori di giustizia parlano della seconda. L’altra è affidata alla memoria degli investigatori che la eseguirono e che cercarono invano il bunker sotterraneo, in vico Mascagni, che probabilmente però a quell’epoca ancora non era stato costruito.

“Il loro rapporto – racconta Antonio Iovine – risale addirittura al 1997-1998 data dalla quale Michele Zagaria ha usufruito dell’appoggio della famiglia Inquieto. Infatti si è anche servito del fratello Nicola, acquistando a suo nome una casa a San Cipriano, dove poi fu rinvenuto il fratello di Zagaria, Carmine, e dove fu scoperto un nascondiglio. Dopo il rinvenimento, per allentare la tensione delle forze dell’ordine, Zagaria Michele allontanò Inquieto Nicola mandandolo in Romania così affidandosi nuovamente al fratello Inquieto Vincenzo”. Confermano Massimiliano Caterino, Attilio Pellegrino, Generoso Restina (che parla anche di un incontro tra Michele Zagaria e il senatore Luigi Cesaro), Michele Barone. Perché, dunque, il prudentissimo Michele Zagaria ha continuato a fidarsi di persone “bruciate”? E perché quelle tracce sono state seguite solo saltuariamente?

Nicola Inquieto a Pitești, la città dei tulipani gemellata a Caserta dal 1972 e ormai piccola colonia italiana. Il fratello Vincenzo a Casapesenna, nel ruolo di semplice vivandiere. In Romania vanno i soldi incassati in Italia, ma incassati da quale affare? Certamente il traffico di rifiuti e lo smaltimento, durante le due emergenza campane; attività “protetta” da uomini degli apparati di sicurezza interessati a risolvere il problema anche a costo di trattare con la camorra e garantire la libertà a chi poteva fornire mezzi e terreni, garantendo la pace sociale e smorzando le proteste di chi non voleva i veleni napoletani nelle sue campagne. A qualcuno, a quel tempo (tra il 2003 e il 2010) sarà sembrato un prezzo congruo. E poi ci sono i centri commerciali: il Jambo, sequestrato a Trentola Ducenta un paio di anni fa, ma non solo il Jambo.

Un investimento, pare di capire dai messaggi in codice mandati da Michele Zagaria ad Antonio Iovine il 10 febbraio scorso, e annotati da un agente della polizia penitenziaria, che i due avrebbero avviato insieme prima che la loro latitanza si concludesse. Potrebbe essere questo il riferimento al “bar di Antonio che lavora molto ed è sempre pieno di clienti che vengono appositamente da Caserta tutte le mattine” contenuto nella lettera misteriosa e mai decifrata inviata a Michele Zagaria ad aprile del 2012. Una rassicurazione sul buon andamento degli affari comuni. Ma questo è un altro capitolo della storia.

*pubblicato su Fanpage.it del 19 aprile 2018

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