Il ritorno delle lucciole

Rosaria Capacchione*

Qualche giorno fa sono tornata a Casal di Principe. Avevo voglia di fare una passeggiata nei luoghi di oltre trent’anni di lavoro, di esercitare lo sguardo della giornalista, di riappropriarmi di strade, case, colori, odori, finestre aperte o chiuse, insegne nuove o vecchie. Stavo cercando i segnali di quella cosa nuova che è la mafia dopo i Casalesi, le tracce lasciate dalle famiglie di camorra e dai ragazzi cresciuti dopo la morte di don Peppe Diana. Ho incontrato Renato, naturalmente. Il sindaco Renato Natale, eletto dopo che tutto si era già consumato e che quattro anni fa aveva scommesso sulla ricostruzione possibile del suo complicato paese. Mi ha parlato con orgoglio dei progetti realizzati, di quelli in cantiere, della scuola materna costruita in una palazzina confiscata alla camorra. Ma arrivato a questo punto del racconto si è accorto che mi ero distratta.

Stavo inseguendo uno spezzone del suo discorso, un frammento -una parentesi- caduto tra una parola e l’altra: la piazza Vittorio Emanuele, quella conosciuta come piazza Mercato, da qualche tempo è diventata wifi-free. Proprio così. Nella piazza che ospitò l’invettiva di Roberto Saviano contro i boss latitanti (era il 2006) Michele Zagaria e Antonio Iovine e, l’anno dopo, gli insulti del padre del capomafia ergastolano Francesco Schiavone-Sandokan, è arrivata la libertà di connessione con il resto del mondo. E anche a piazza Villa -quella dell’omicidio dei fratelli Martire e delle scorribande armate che partivano dal club Napoli- la navigazione sulla rete è aperta a tutti.

È arrivata la modernità, è arrivata a Casal di Principe e non a Caserta o Aversa, e con essa la comunicazione globale di chi non ha più paura di essere intercettato. “Renato, ma questa è una bella cosa. Vale di più della scuola materna…”. Sulle prime mi ha guardato un po’ perplesso, poi si è agganciato al filo silenzioso del mio ragionamento e mi ha detto: “Guarda che abbiamo anche illuminato con i led le strisce pedonali di via Vaticale e della Circumvallazione”.

Ora, ci sarebbe da fare un discorso lungo e complicato sulla vivibilità sostenibile e sui costi irrisori di queste piccole comodità urbane. Anche sulla singolare circostanza dell’esclusione sistematica delle ditte che le propongono come miglioria gratuita quando c’è da appaltare un’opera pubblica, e che si vedono scavalcare da chi invece non ha niente da offrire per il benessere comune (e questa sarebbe materia per una bella indagine su come si manovrano le gare e si aprono le buste delle offerte).

Ma a me, invece, è venuto in mente Pasolini. E il suo discorso sulla scomparsa delle lucciole. Ne aveva scritto sul Corriere della Sera il 10 febbraio del 1975, in un articolo intitolato “Il vuoto del potere in Italia“. Parlava della Democrazia Cristiana e dei disastri provocati dal Palazzo. Scriveva: “Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, sopratutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta.) Quel ‘qualcosa’ che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque ‘scomparsa delle lucciole'”.

In quello stesso tempo a Casal di Principe e dintorni pure accadeva “qualcosa” e il Palazzo cominciava a essere l’emblema del potere mafioso. Più tardi, a causa dell’inquinamento dell’acqua, sono scomparse le lucciole ma anche tante vite, inghiottite dalle malattie più devastanti e dolorose. lo chiamano biocidio, e lo associano ai guasti terribili provocati dalla mano dell’uomo che ha sotterrato in campagna, avvelenando gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti, gli scarti velenosi delle industrie.

Mi sono sembrate un bel presagio, le lucine a led che illuminano le strisce pedonali di Casal di Principe. Non producono consenso elettorale ma lasciano sperare che, nel Palazzo spogliato del potere camorrista, anche le lucciole possano tornare.

*pubblicato su Huffingtonpost.it il 16 aprile 2018

 

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